Neuro Psichiatria infantile

L’analisi e il trattamento di tutti quei fattori che portano al miglioramento dello sviluppo psicomotorio del paziente e alla cura delle disabilità neuropsichiatriche che emergono durante l’età evolutiva. 

Gli psichiatri si sono interessati molto tardi dei bambini e degli adolescenti. Storicamente ritenevano che non vi fossero nei bambini disturbi osservabili al di fuori di quelli dello sviluppo cognitivo e della condotta, tanto che per molto tempo la classificazione psichiatrica dei disturbi mentali in età evolutiva contrappose semplicemente la categoria dei "deboli mentali" a quella dei "caratteriali".

L’organizzazione della psichiatria infantile rispetto a quella generale è stata ed è ancora oggi condizionata dai pregiudizi dell’opinione pubblica e dai giudizi delle famiglie, che l’avvicinano con più facilità ai servizi pediatrici che a quelli psichiatrici. Le famiglie e il pubblico, diffidenti nei confronti della psichiatria, esigono locali e organizzazioni speciali e soprattutto separate per i bambini. Accade quindi che numerosi genitori, pur se seriamente malati, ma condizionati da alcuni pregiudizi, non vanno a farsi visitare nei servizi psichiatrici per l’adulto e devono perciò essere presi in carico dai servizi di psichiatria infantile. Viceversa gli psichiatri degli adulti, considerando principalmente gli interessi dei pazienti che hanno in cura, possono valutare ad esempio che una madre con un disturbo psicotico serio, non debba essere separata dal suo bambino, cosa che può non essere a vantaggio di quest’ultimo, senza ascoltare il parere degli psichiatri infantili.

Bisogna riconoscere che, nei rari casi in cui si sviluppa una continuità e una contiguità dei servizi per l’adulto ed il bambino, la comunicazione non è facile perché fra professionisti con approcci, interessi ed esperienze spesso differenti. L’azione preventiva e l’intervento in situazioni critiche, possono tuttavia avere una base comune.

Le logiche di integrazione si sono affermate negli ultimi trent’anni nell’approccio sistemico che partendo dagli studi di Freud sulle dinamiche infantili mutuate sia dalle analisi di pazienti adulti che dalla osservazione diretta dei bambini, ha indotto a considerare la dimensione familiare in psichiatria ed a pensare, secondo la formula classica, che spesso il bambino in consultazione non è altro che il portavoce di un disagio familiare. Se le istituzioni psichiatriche non possono pensare ad un’organizzazione nello stesso luogo per bambini e adulti, si può pensare che i centri di consultazione, i trattamenti ambulatoriali non debbano dividere chi soffre in base all’età, permettendo così il nascere dell’idea di una concreta psichiatria generale, familiare e, in circostanze più istituzionali, sociale. Questo è successo solo parzialmente e forse in maniera discutibile nei dipartimenti materno-infantile.

Un approccio così complesso come quello al bambino in evoluzione (all’età evolutiva come si dice nei progetti istituzionali), costringe la psichiatria ad una multidisciplinarietà spesso solo auspicata ed anche enfatizzata ma raramente realizzata. Il neuropsichiatra infantile deve imparare ad ascoltare con interesse quello che gli insegnano gli specialisti di altre discipline (anche non mediche) e dovrebbe imparare a diffidare di se stesso quando si ritrova a parlare a loro nome. La psichiatria infantile non può in tale ottica essere separata dalla pediatria. I pediatri sono i testimoni dei primi scambi fra neonato e la madre ed oggi si sa che spesso gli orientamenti decisivi dell’evoluzione psichica sono determinati dalle variazioni di questa interazione (stili di attaccamento). Disturbi funzionali e malattie relativamente benigne possono essere i primi segni di un disordine psicologico, mentre le conseguenze psicopatologiche di malattie somatiche gravi, di interventi chirurgici multipli, di degenze prolungate in reparti di cura intensiva devono essere studiate con la più grande attenzione, come sosteneva già diversi decenni fa Anna Freud.


Lo studio della psicopatologia dell’infanzia dimostra che l’inizio apparente dei disturbi dell’adulto spesso non è che la crisi conclusiva di un lungo periodo di malesseri e di compromessi superficiali ed instabili che mascheravano un blocco evolutivo. Questo impedisce al soggetto di affrontare le situazioni nuove e le tappe inevitabili della sua vita. Si deve cercare di capire com’era il soggetto prima che fosse riconosciuto malato, senza prendere alla lettera la nostalgia d’uno stato anteriore in cui sembrava che tutto andasse bene. Questo apporto della psichiatria dell’infanzia permette una valutazione più corretta degli obiettivi terapeutici con pazienti adulti.

Come si può vedere seppur in maniera non sempre chiara, gli intrecci tra psichiatria infantile e dell’adulto sono molteplici, al punto di rendere la distinzione spesso artificiosa. Sulla base di queste considerazioni, in cui ci siamo imbattuti ripetutamente in questi decenni della nostra attività clinica, abbiamo deciso di occuparci della psichiatria senza distinzioni d’età, e senza distinzioni di luogo, consapevoli delle difficoltà a cui andremo incontro. In una situazione privatistica in cui le logiche di pregiudizio e lo stigma sono meno accentuati rispetto ai contesti più istituzionali, l’organizzazione potrebbe essere meno difficoltosa. Nella nostra pratica terapeutica l’approccio familiare che abbiamo preso in considerazione da circa 10 anni fino a realizzare due stanze di terapia con lo specchio unidirezionale per l’osservazione diretta, comportava l’idea che adulti e bambini potessero coesistere nello stesso luogo e quindi questo nuovo corso della nostra attività potrebbe essere in un certo senso evolutivo. Gli adolescenti, già da circa un decenni sono diventati ospiti stabili delle nostre stanze di terapia. Un’occhio di riguardo oggi lo dobbiamo ai bambini della fascia 0-12. Le difficoltà possibili e prevedibili, non possono costituire un ostacolo al desiderio di sperimentare il passo forse decisivo di quella integrazione di cui parliamo dal 1994, e cioè quello dell’integrazione longitudinale che permetterebbe un sostegno più adeguato sia ai bambini, adolescenti ed ai loro genitori che agli adulti con la loro storia di bambini più o meno cresciuti inascoltati.

Parafrasando il titolo di un bellissimo film di Troisi, possiamo dire ai nostri pazienti più piccoli: Benvenuti e … “Scusate il ritardo”.


Autorizzazione 0036325 del 5 luglio 2007 L.R.N. 22/2002 - Attestazione di Idoneità al Sistema di Qualità Regionale - (N. 34 del 3 marzo 2009)
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